Moto Guzzi The Clan
Storia

Brembo e Moto Guzzi: The Italian Connection

Se volessimo descrivere l’inizio della collaborazione tra Moto Guzzi e Brembo come un film, sarebbe un italianissimo “poliziottesco” anni ‘70, ambientato in una Milano popolata di auto utilitarie e con i nostri due protagonisti armati di rivoltella, Ray-Ban e folti baffi, impegnati – in sella alle loro Moto Guzzi – a combattere il crimine della pessima frenata.

Raccontare storie di successo italiane ci piace molto, quando poi sono così durature e intrecciate con il nostro orgoglio nazionale, diventa facile lasciarsi trasportare dalle emozioni; perdonateci. Se oggi però parlare di freni a disco, e di impianti frenanti in genere, equivale a parlare della Brembo, un po’ lo si deve anche al marchio dell’Aquila e a quel fatidico incontro nei primi anni ‘70, che aprì la strada a quasi 50 anni di relazione.
Ma facciamo un salto all’indietro per raccontarvi come iniziò la storia di Brembo. 

LA NASCITA DI BREMBO
Se nel 1961 Moto Guzzi aveva già 40 anni di produzione e di successi internazionali alle spalle, Brembo – allora si chiamava OMdS (Officina Meccanica di Sombreno di Breda e Bombassei) – non era che una piccola officina appena aperta a pochi km da Bergamo da Emilio Bombassei e dal cognato, specializzata in lavorazioni per conto terzi, con clienti come Alfa Romeo e Pirelli.

La prima svolta arriva nel 1964, in campo automobilistico. Leggenda narra che un camion proveniente dal Regno Unito carico di dischi freno per l’Alfa Romeo si fosse capovolto, e la Casa del Biscione avesse chiesto alla OMdS di riparare i componenti. I dirigenti dell’azienda –  che nell’arco di pochi anni cambierà nome in Brembo – si erano così accorti che i dischi freno britannici “non erano molto sofisticati”, proponendo all’Alfa Romeo una produzione diretta.
Alla fine degli anni ’60 la Brembo si espande e inizia a fornire freni a disco per tram, autobus, macchine movimento terra e funivie. Nel 1970 arriva anche il primo brevetto registrato Brembo: un nuovo sistema di montaggio delle pastiglie che le mantiene attaccate ai pistoni della pinza per evitare il contatto con il disco dopo la frenata. A Brembo manca solo di fare breccia nel settore delle due ruote; è qui che arriva Moto Guzzi.

TUTTO PARTE DALLA V7 SPORT
Nel 1971 Moto Guzzi è nel pieno di un grande fervore progettuale e produttivo, e, sulla scia dei ben 19 record di velocità ottenuti con dei prototipi V7 750 nel 1969, presenta la V7 Sport; ad oggi ancora una delle Aquile di Mandello più iconiche ed amate di sempre. Velocissima – è la prima moto di serie a passare realmente i 200 km/h -, potente e con una tenuta di strada subito leggendaria. La “formidabile V7” – come è chiamata nelle pubblicità Guzzi dell’epoca – è la moto perfetta per risvegliare l’indole sportiva dei guzzisti dopo il ritiro dal Campionato del Mondo di Velocità nel 1957, ha un solo difetto rispetto alle concorrenti: frena poco.
Solo pochi anni prima lo sportivissimo grosso tamburo a doppia camma e 4 ganasce da 220 mm all’anteriore avrebbe rappresentato lo stato dell’arte, ma la rivoluzione del freno a disco partita da oriente (le case giapponesi sono le prime a dotarne i propri modelli di serie) ha rivoluzionato la tecnica e alzato l’asticella delle prestazioni, dimostrando chiaramente le superiori qualità del disco in fatto di potenza frenante e di resistenza allo sforzo.

In Moto Guzzi sanno come risolvere il problema…

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