Moto Guzzi The Clan
Storia

Bicilindrico a V trasversale di 90°: storia di un successo mondiale

La storia della Moto Guzzi è una storia italiana. Una storia in cui si intrecciano a loro volta le vicende di menti brillanti, che con il loro ingegno e le loro intuizioni hanno garantito alla casa di Mandello un vantaggio competitivo enorme e un successo mondiale.
È il caso di Giulio Cesare Carcano, l’ingegnere che nel 1936, a soli 26 anni, entra come apprendista in Guzzi, facendosi notare sin da subito per la competitività dei suoi primi modelli: Condor, Dondolino e Gambalunga.

È chiaro sin da subito che le capacità progettuali di sviluppo di Carcano siano eccezionali ed incredibilmente accurate. Dopo aver ideato moto incredibili come la 350 monocilindrica e la leggendaria otto cilindri, si appresta a inventare il motore che tirerà fuori Moto Guzzi dalla crisi: è il 1965, Carlo Guzzi è scomparso da un anno, le automobili stanno facendo il loro ingresso nel mercato di massa e le vendite ne risentono. C’è bisogno di un’idea forte. Arriva così l’intuizione di un motore con l’albero a gomiti parallelo al senso di marcia, la distribuzione ad aste e bilancieri, comandate da un albero a camme montato alla base dei cilindri: il V2 di 90°. Il gioco tra valvole e bilancieri emette il classico ticchettio ben noto a ogni vero guzzista: l’inconfondibile suono del bicilindrico a V. Inoltre la sua architettura trasversale al telaio del veicolo, oltre a corrispondere al meglio alle esigenze tecniche di raffreddamento e di handling, ha reso questo il motore destinato a diventare l’icona della Moto Guzzi.

Viene montato per la prima volta sulla V7 da 703cc e successivamente sulla V7 Special e sulla V7 Sport. Da questo motore sono derivati inoltre tutti i successivi motori Guzzi di grossa cilindrata. Il progetto di Carcano non solo consacra Moto Guzzi tra le case di moto più prestigiose e innovative ma crea una vera e propria iconicità del marchio, che ancora oggi continua a utilizzare e aggiornare l’idea del bicilindrico trasversale come base per i suoi nuovi modelli.

Nel 1966, dopo aver cambiato la storia della Moto Guzzi, l’ingegner Carcano si ritira dal mondo dei motori per dedicarsi alle imbarcazioni da regata.

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